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Storia

La storia
Non ci sono al momento studi o ricerche che possano testimoniare in modo certo e documentato l’origine del “Puncetto Valsesiano” od il periodo storico di inizio della sua lavorazione.

Di sicuro la sua elaborazione e l’affinamento della tecnica nel corso dei secoli è opera delle donne valsesiane.

Dato certo al momento è un atto notarile del 1685, un atto dotale, che per un grande fazzoletto bianco inserito nella dote certifica essere ornato da “ponchietto”. E’ quindi da presumere come a quell’epoca fosse già ampiamente radicato nella cultura artigianale tradizionale e la sua tecnica fosse già ben sviluppata e definita.

Prova ne sono anche le testimonianze iconografiche del 17esimo secolo (statua al Sacro Monte di Varallo e tela in Santa Marta a Borgosesia) o l’ampia produzione ritrattistica prima pittorica (dal ‘700 al ‘900) e poi fotografica.

Manufatti con Puncetto Valsesiano di antica produzione (inizio ‘800) giunti fino a noi sono inseriti in biancheria della casa e, soprattutto, nelle camicie e nei grembiuli delle donne come elemento del costume tradizionale.

Per secoli la tecnica di realizzazione del “Puncetto Valsesiano” è stata tramandata solo verbalmente e molto gelosamente, in ambiti parentali o di piccole comunità, al punto di assumere valore identitario, elemento distintivo di stato civile, immancabile ornamento sia negli abiti festivi, ma anche che in quelli da lavoro.

Il Puncetto Valsesiano ebbe un periodo di notorietà internazionale alla fine del 19esimo secolo in parte per iniziativa  della corte di Margherita di Savoia; la Regina  frequentò la Valle e il Monte Rosa  favorendone la conoscenza presso altre corti europee, ed in parte grazie ai viaggiatori inglesi pionieri dell’alpinismo che  ne descrissero la particolarità  nei loro diari. Alcune delle pubblicazioni più datate, tra quelle conosciute (tralasciando i giornali locali), sono infatti in lingua inglese.

Nel corso del 20esimo secolo il Puncetto Valsesiano tornò gradualmente a richiudersi in ambito locale per tutta la prima metà del secolo, anche se fu percepito maggiormente il valore esclusivo della trina e sono documentate iniziative didattiche, come la “Scuola dell’ago”, e di commercializzazione anche all’estero. Nel secondo dopoguerra l’attrattiva per il lavoro al Puncetto, come per tutti i lavori simili, diminuì fino a rischiare di scomparire, se non fossero intervenute opportune iniziative. Attualmente, nonostante le numerose azioni intraprese, l’interesse in valle per l’apprendimento della tecnica è stabile, ma inferiore al passato. In compenso il “Puncetto Valsesiano” ha gradualmente iniziato a farsi conoscere fuori dalla Valsesia, sia in Italia che all’estero. La conoscenza della tecnica di realizzazione  è invece ancora patrimonio quasi esclusivo delle donne valsesiane.

L'abito tradizionale
L’applicazione del puncetto storicamente più interessante in Valsesia è nell’abito tradizionale.

“Il pizzo “a puncét” è stato considerato da tutte le persone incontrate come complemento indispensabile del “vero” costume valsesiano per l’area oltre Varallo. Nel corso dell’Ottocento l’interesse per il costume popolare negli ambienti cittadini andò crescendo, in ragione inversamente proporzionale al processo di abbandono dello stesso da parte delle classi subalterne. Ne derivarono e si moltiplicarono mostre ed esposizioni a carattere regionale e nazionale. ”

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